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Il bosco estivo secondo noi

Alcune riflessioni su bambini ed educatori nel tempo delle vacanze

I bambini

I bambini hanno interessi diversi.
E’ anche facile farli interessare a cose nuove, proponendo punti di vista alternativi, sono pronti a cogliere la sorpresa delle cose.
Ci sono bambini che guardano il mondo con attenzione, nelle sue minuscole forme e vedono tesori che sfuggono ai più.
Ci sono bambini preoccupati e tesi che nel grande spazio liberano finalmente la loro energia.
Qualcuno, più di altri, ha bisogno di stare da solo, almeno per un po’ e questo è un diritto spesso negato nelle istituzioni educative.
I bambini occupano tutto lo spazio che hanno a disposizione, non rimane un angolo inesplorato e si spingono, come i gatti, sempre un po’ più lontano, dopo che hanno imparato la strada del ritorno.
I bambini si incontrano e, se ne hanno la possibilità, si scelgono, tra tanti, per le affinità e le diversità, si proteggono e si difendono, rafforzando la loro sicurezza.
I bambini non hanno il senso del tempo (non come l’intendiamo noi, per lo meno). Per fortuna non hanno ancora fretta e, per molto tempo, l’adesso è la cosa più importante, se non l’unica. I bambini per questo non sanno aspettare, ma con i loro “ancora un minuto!” ci fanno aspettare incuranti della nostra (inutile) fretta.
E’ importante che al Bosco estivo ci siano bambini di età diverse (dai 5 ai 12 anni) e poi “aiutanti” (13-15 anni) e apprendisti animatori (16-18) e poi i giovani animatori… e poi noi. Non essendoci più nella città lo spazio non istituzionalizzato (la strada, la piazzetta..) dove trovarsi liberamente e casualmente, a parte gli oratori, le attività del “tempo libero” dei bambini è spesso organizzato per fasce d’età. Questa mescolanza, invece, fa bene ai bambini, alla loro crescita, alla conoscenza del mondo. Lo sanno i bambini, un po’ più rari di alcuni anni fa, che hanno la fortuna (non sempre percepita come tale, lì per lì) di avere fratelli e sorelle. I ragazzi poi, ex bambini del bosco, sono l’anello di congiunzione tra noi adulti e lo spirito dei bambini.

I grandi

Gli animatori non devono essere al centro della scena, se non richiesti.
I bambini hanno sempre meno opportunità di giocare senza un adulto che li organizzi e li controlli così, a volte, credono di non essere più capaci di farlo. Ma basta poco per riacquistare il tempo e lo spazio del gioco e una volta riconquistato è molto difficile farli tornare indietro.
Non si può obbligare nessuno a giocare: è una contraddizione in termini. Il gioco si configura come attività libera e gratuita, senza scopo immediato, se non quello del piacere che ci si trova e della capacità di far crescere in modo protetto.
Anche le attività di laboratorio vanno proposte in modo flessibile: la partecipazione deve essere libera, non tutti hanno voglia nello stesso momento di dipingere o costruire… questo implica uno sforzo notevole nell’organizzazione, ma elimina anche tensioni e malumori.
Bisogna ascoltare i bambini: a volte ci sforziamo di pensare attività o giochi per “occupare” il tempo, ma spesso loro sanno cosa vogliono fare, o provare a fare, noi dobbiamo essere gli aiuti, i “facilitatori”, i procuratori di materiale e di attrezzi. Dobbiamo essere anche quelli che, con un esame di realtà, dichiarano un progetto impossibile, ma non prima di averci pensato seriamente e discusso con loro.
Ad alcuni il nostro atteggiamento può sembrare poco organizzato e i bambini lasciati “troppo liberi”. In verità lo scopo che ci prefiggiamo è di far sentire i bambini a loro agio, nelle scelte delle attività e nel modo di passare il loro tempo libero.
La sicurezza dei bambini si esplica non in un rigido controllo, ma nella fiducia nelle loro capacità e nell’idea, che sfugge a molti educatori, che i bambini non amano farsi del male o perdersi … insomma non sono dei kamikaze! L’educazione al rischio è fondamentale: chi non conosce il pericolo e non lo sperimenta (in modo protetto) sarà il primo a farsi male.

Questo è il nostro modo di vivere il bosco estivo, la nostra specificità e la nostra scelta, non necessariamente adatta a tutte le famiglie. Se qualcuno desidera ulteriori chiarimenti o un momento di dialogo, siamo disponibili al confronto.

"E’ una cosa splendida costruirsi una capanna. Benka mi aveva spesso raccontato di averlo fatto durante l’estate. Come vorrei potergli scrivere di questa nostra, mia e di Jum Jum. “Ragazzi, che razza di capanna ci siamo costruiti, qui nel Paese Lontano!”
(Astrid Lindgren, Mio piccolo Mio, Salani gl’Istrici, p. 35)

 

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